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Adolfo Piperno  link to his U site

Ho conosciuto Corrado verso la metà degli anni '80, frequentando prima il suo corso e poi diventando suo tesista. Proprio durante lo svolgimento della mia tesi di laurea, cominciammo a scambiarci via modem i capitoli da me scritti e le sue correzioni. Questa attività, che è proseguita per diversi anni, si svolgeva più o meno in così. Corrado mi telefonava, ci raccontavamo cosa avevamo fatto e, nel caso in cui al nostro lavoro corrispondesse qualcosa di scritto, decidevamo di spedircelo. Cominciava allora una specie di percorso ad ostacoli il cui primo passo consisteva nel collegamento dei modem. Questo doveva avvenire in modo quasi simultaneo, quindi ci davamo il via e nel tempo di pochi secondi dovevamo commutare da linea telefonica a modem, spostando ciascuno la propria levetta. A quel punto non potevamo più comunicare fra noi, piano piano vedevamo la barra del trasferimento scorrere lentamente fino alla fine del trasferimento del file. Per poche righe di testo potevano passare diversi minuti, spesso il tempo di andare a preparare un caffè e fumare una buona sigaretta. Altrettanto spesso la linea cadeva, e bisognava ricominciare tutto daccapo. Alla fine della trasmissione il ricevente andava a controllare se il file era corretto, il che comportava sempre una certa sorpresa ed emozione. Queste sedute potevano essere interminabili, oppure potevano ripetersi diverse volte nella stessa giornata. A volte si passavano intere serate, mi immagino con grande disappunto dei rispettivi familiari, che oltretutto perdevano completamente l'accesso alla linea telefonica. Un giorno mi accorsi che Corrado cercava di evitare di chiamarmi in alcuni orari particolari, e capii che in quei momenti era impegnato nella visione di Capitol, il suo irrinunciabile sceneggiato televisivo. Ne approfittai per chiedergli di non usare il modem durante le partite di calcio.

Adolfo Piperno

I met Corrado around the mid-eighties, first as a student in his course and then having him as supervisor of my thesis.It was during the development of my thesis that we started trading via modem the chapters I had written and his corrections. This activity went on for years and this is, more or less, the way it worked. Corrado would call me, we talked about what we had been working on, and, in case there was something written about it, we would decide to send it. Thus began a sort of hurdle-course whose first step was that of establishing a connection between our modems. This had to happen simultaneously, so we would give ourselves a start and within seconds we were to commute from telephone line to modem, moving the appropriate lever. At this point we could no longer communicate ad would have to sit and watch the transfer bar move slowly until the file was transferred. It could take minutes to transfer a few lines of text, often enough time to go and make some coffee and smoke a nice cigarette.Just as often the line would break and we had to start all over again.At the end of the transfer the receiver would go and check whether the file was ok, which always caused quite some surprise and emotion. These sessions could be endless, or occur multiple times in a day. Sometimes we would thus spend whole evenings, to the disappointment of his family I suppose, who would by the way also lose access to the telephone line. One day I realised that Corrado would try never to call at certian times, and I understood those were the times when he was watchin Capitol, a V Series he wouldn’t miss. I took advantage of this to ask him not to use the modem during football matches.

Giuseppe Longo  link to his U site

Corrado Böhm ha avuto un ruolo di punta per la Computer Science in Italia, ed ha avuto un’influenza tale da avere un forte effetto su diverse generazioni di ricercatori. Io non fui un suo studente, ma ho avuto a che fare con molti di loro ed il “relatore di fatto” per la mia tesi fu uno dei suoi studenti, Giorgio Ausiello.

Il suo atteggiamento aperto è stato sempre molto incoraggiante: sempre disposto ad ascoltare, a capire, la sua curiosità gli conferiva un atteggiamento “giovane” e “fresco” nei confronti della conoscenza. Filosoficamente quasi ingenuo, si attenne sempre ad una forte visione e pratica formaliste, ancorate ad una rara capacità intuitiva per

il calcolo formale. Corrado seppe e sa vedere "in anticipo" le dinamiche di un calcolo simbolico. Mi è sempre piaciuto confrontare la sua peculiare intuizione matematica a quella di uno dei suoi cari amici, Ennio De Giorgi. Ennio e Corrado avevano vissuto insieme una lunga esperienza in un Istituto di matematica a Rome (De Giorgi è stato uno dei principali matematici italiani degli ultimi 50 anni). Le loro filosofie della matematica erano opposte: Ennio era un Platonico estremista (coerentemente con il suo forte impegno religioso). Nelle loro conferenze, Ennio mostrava, con gesti e trasferendo conoscenza,, la “verità” e gli “oggetti” della matematica, mentre Corrado comunicava passione per il calcolo formale, la comprensione dell’evoluzione delle strutture di termini. Fui così fortunato da attingere alle loro lezioni e, soprattutto, da apprendere l’a priori scientifico della ricerca senza un obiettivo predeterminato, sempre rinnovata, con diramazioni perlopiù imprevedibili.

Giuseppe Longo

Corrado Böhm has had a leading role for Computer Science in Italy, which has been so influential to have a strong indirect effect on several generations of researchers. I wasn’t one of his students, but I extensively interacted with many of them and I was “de facto” directed, in my thesis (Laurea) work by one of his students, Giorgio Ausiello.

His open mind attitude has always been extremely encouraging: always willing to listen, to understand, his curiosity gave him a very  “young” and “fresh” attitude towards knowledge.

Philosophically almost naive, he always stuck to strong formalist vision and practice, anchored to a rare intuition for formal computations. Corrado always could and still can “see in advance” the dynamics of symbolic computation. I always loved to compare his peculiar mathematical intuition to the one of his dear friend, Ennio De Giorgi. Ennio and Corrado shared a long lasting experience in a mathematics institute in Rome (De Giorgi was one of the main Italian mathematicians of the last 50 years). Their philosophies of Mathematics were radically opposing: Ennio was an extreme Platonist (in a coherent relation also to his strong religious commitment). In their lectures, Ennio could show, by gestures and transferring insight, the “truth” and the “objects” of mathematics, Corrado could communicate the passion for the formal computation, the insight for evolving structures of terms. I was so lucky as to grasp from the lessons of them and, most of all, to learn the scientific a priori of an open ended, always renewed, largely unpredictable branching of the scientific quest.

Corrado and his wife, Eva, on their wedding day